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  • di Redazione

Giovani romani. Il cocktail delle social insidie: fake news, troll e hate speech


Oltre alle immense potenzialità che lo caratterizzano, internet può rappresentare un grande pericolo per chi si avvicina ad esso in modo inconsapevole e senza un adeguato senso critico.

Non conoscere adeguatamente le insidie e i rischi della navigazione facilita, nella maggior parte dei casi, la sottovalutazione circa le implicazioni dell’uso inconsapevole o, nella peggiore delle ipotesi, spregiudicato di internet.

Senza volerlo, quindi, si può diventare vittime, spettatori passivi e complici di situazioni spiacevoli e di pratiche corrosive. In particolare, passando alle trappole e alle insidie nell’uso dei social, ci si può imbattere in un perverso social cocktail rappresentato da fake news, troll e hate speech che ledono la dimensione relazione alla base dell’utilizzo dei social network.


Nel tentativo di comprendere il livello di consapevolezza dei giovani romani rispetto alle insidie della rete, l’indagine - realizzata dall’Istituto Demoskopika per conto dell’Assessorato alle Politiche giovanili di Roma Capitale - ha rilevato il loro livello di condivisione rispetto ad una batteria di affermazioni riguardanti l’aggressione che avviene tramite i social. Nel dettaglio, sommando le modalità “abbastanza” e “molto” si ricava, seppur in chiave non esaustiva, un orientamento che offre degli spunti interessanti. In primo luogo, analizzando le risposte degli under 35 romani emerge un atteggiamento prevalentemente di condanna rispetto al fenomeno dell’incitamento all’odio in rete.

Tra le otto affermazioni sottoposte alla condivisione del campione, infatti, le modalità di risposta che hanno totalizzato le maggiori preferenze dei giovani riguardano un orientamento di accusa verso chi insidia la libertà di comunicazione su internet.

Social. Odio in rete, prevale la linea accusatoria: 6 giovani su 10. I giustificazionisti rappresentano il 38% del campione dei giovani romani.

In particolare, l’82,1 degli interpellati ritiene che l’incitamento all’odio in rete comporti “conseguenze sulla vita reale degli offesi” a cui fa immediatamente eco una consistente quota dell’80,7% che lo ritiene una “forma molto grave di aggressione dell’altro”. A chiudere l’orientamento di condanna la percezione di chi pensa che l’hate speech sia una fenomeno “legato a maleducazione” di chi lo commette (78%).

Le rimanenti affermazioni sono state inserite per misurare il livello di giustificazionismo del fenomeno. In questa direzione ben l’82% ritiene che le social insidie “rispecchino le tensioni della società” e, in forma meno significativa, sia una “modalità tipica della comunicazione online” (43,2%), “evita che l’odio si esprima nella vita reale” (24,1%) e risulta un “modo accettabile per ridurre la rabbia” (22,4%). Infine, “sono solo parole” per il 28% del campione.

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